Guerre e Societa' Contemporanee
Guerre e Societa' Contemporanee

Biblio

Biblio è la sezione riservata agli approdonfimenti bibliografici. Ospita recensioni, dibattiti, rassegne bibliografiche relative ad argomenti d'interesse della nostra disciplina. E' una sezione preziosa, che aiuta a orientarsi nel mondo delle pubblicazioni e dell'editoria maggiore e minore. 

La Padova del sindaco Crescente

 

Leonardo Raito

 

Ho letto con grande piacere e apprezzato decisamente il volume di Giaretta e Iori intitolato La Padova del sindaco Crescente, uscito pochi mesi fa per il Poligrafo. Il libro, bello e documentato, racconta gli oltre vent’anni dell’avvocato Cesarino Crescente alla guida della città del Santo, in rappresentanza della Democrazia Cristiana che si strutturava in Veneto come partito di riferimento e di governo a livello locale e nazionale. Crescente, stimato anche dalle opposizioni, ebbe il merito, prima di favorire un progetto di ripresa e di ricostruzione dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, affrontando le molteplici problematiche sociali della città, e cercando di ipotizzare e assecondare scenari di sviluppo anche economico. Nonostante il non sempre agevole cammino politico (non mancarono contrasti tra i partiti della maggioranza e all’interno della stessa Dc), Crescente seppe contraddistinguersi come il sindaco di tutti. Seppe inoltre cogliere, prima di altri, l’importanza dello sviluppo del comparto universitario, anticipatore dell’università di massa che avrebbe contraddistinto il post ’68 e cercò, pur tuttavia non ottenendo sempre i risultati sperati, di armonizzare alle esigenze di una città in espansione lo sviluppo urbanistico, con scelte anche delicate, come la copertura del naviglio interno del Bacchiglione, che suscitarono polemiche e contrasti. Nel volume di Giaretta e Iori, che utilizzano copiosamente fonti primarie come i resoconti delle sedute di giunta e di consiglio comunale o la stampa provinciale dei partiti politici, si legge con chiarezza l’impianto che ha contraddistinto la crescita di una città che non ha saputo, secondo le speranze, diventare il motore autentico del Nord Est, ma che ha comunque preservato una sua funzione guida, almeno a livello regionale. Non posso pertanto che promuovere pienamente una pubblicazione che ha l’indubbio merito di farci conoscere, più in profondità, tanti perché di questa splendida città e della sua storia recente.

 

Indicazione per citazione bibliografica

 

L. Raito, La Padova del sindaco Crescente, in “Guerre e società contemporanee”, 27 settembre 2015.

 

Quel compagno del secolo scorso

 

Leonardo Raito

 

 

Capita spesso che le autobiografie dei dirigenti politici scadano in tentativi di riflessione e memorie che sfociano in autoassoluzione. Si giustificano scelte, magari sbagliate o dagli esiti negativi, con la storia, il momento, la congiuntura, non lasciando trasparire l’asprezza che talvolta contraddistingue dibattiti e scontri interni ai partiti della prima repubblica. Fortunatamente Gianni Cervetti, con il suo Compagno del secolo scorso. Una storia politica edito da Bompiani, non cade nel rischio e regala ai lettori una riflessione autentica, meditata, su un percorso politico fatto con serietà e impegno, ma che non ha mancato di infondere all’autore amarezze in alcuni passaggi cardine della storia del Pci e delle sue successive trasformazioni. Il partito che ci racconta Cervetti era, come ha giustamente scritto Paolo Franchi nella prefazione al volume, «una comunità vasta e complessa la cui caratteristica più affascinante e meno spiegata, forse, era che al suo interno, spesso detestandosi, ma tenendo a bada i propri rancori, riuscivano a convivere e a collaborare, dai vertici all’ultimo raggruppamento periferico, persone che sotto qualsiasi altro cielo, non avrebbero fatto insieme neanche quattro chiacchiere al caffè senza dirsene di tutti i colori, e magari venire alle mani». Un partito all’apparenza coeso, e che dietro la formula del centralismo democratico riusciva a costruire una compattezza di posizioni, ma che però non si privava (anche se magari ne avrebbe fatto a meno) di un dibattito interno dai toni anche duri. Questo aspetto, forse trascurato in molti studi sul Pci, in realtà ha rappresentato, anche per Cervetti, uno degli elementi cardine di un tentativo riformatore interno del partito, portati avanti da un gruppo di dirigenti che non hanno però mai saputo recitare fino in fondo la propria azione trasformatrice. Per condizioni oggettive, per scarso coraggio, per volontà di non scardinare quel senso di comunità? Forse non lo sapremo mai. Cervetti fu comunque uno dei grandi protagonisti della vita di questo partito. Giovane di belle speranze, fu uomo su cui il partito investì, inviandolo a Mosca a studiare economia per poter tornare poi a svolgere la sua funzione di dirigente preparato e in grado di svolgere un compito quasi messianico di organizzazione e guida della classe operaia italiana. L’esperienza moscovita fu, per il giovane milanese, preziosa, per approfondire conoscenze su un “mondo” e i suoi uomini, per scoprirne i limiti, per cogliere sfaccettature e caratteri dei suoi protagonisti, alcuni dei quali (come Gorbaciov) divennero poi amici dell’autore.

Dirigente giovanile, poi comunale, provinciale e regionale, con un percorso non dissimile da molti protagonisti di un cursus honorum di cui oggi si sente pesantemente la mancanza, Cervetti entrò nella segreteria nazionale del partito guidato da Berlinguer, nel 1975, dopo il XIV congresso. Fu rappresentante di una nuova leva di dirigenti chiamati a guidare una stagione fervida di proposte e di un riaffermato ruolo centrale del Pci sullo scenario nazionale e internazionale: le proposte del compromesso storico, dell’eurocomunismo, i governi di solidarietà nazionali, la tragedia del terrorismo appartengono a quegli anni. Di fronte all’attivismo e al protagonismo programmatico del Pci, di cui Cervetti fu protagonista, l’autore registra però, con rammarico, le opposizioni interne che impedirono il pieno dispiegarsi delle prospettive avviate. Ad opporsi al compromesso storico, ad esempio, furono i cattocomunisti, tra cui il segretario di Berlinguer, Antonio Tatò, che concepirono la strategia come una formula per isolare il Psi, anziché per costruire una sponda a una prospettiva unitaria delle sinistre e il gruppo di Cossutta che con Tatò e soci stabilì accordi in chiave di posizioni di politica internazionale e di volontà di isolare la cosiddetta destra del partito (che guardava al socialismo europeo e al rapporto con il Psi). E una stagione fiorente restò solo ai germogli. C’è poi tutta la stagione dell’europeismo, con Cervetti protagonista anche in virtù del proprio incarico di parlamentare europeo; una stagione tutta da rileggere per cogliere le trasformazioni del Pci nel tentativo di avvicinamento alle famiglie delle sinistre europee; per evidenziare rapporti non sempre idilliaci e semplici con gli indipendenti eletti nelle liste del Pci.

Cervetti fu rappresentante dell’area riformista (o migliorista) del partito, di quei destri spesso attacco dei dirigenti più legati alla tradizione. Fu legatissimo a Napolitano, Macaluso, Chiaromonte, uomini attenti anche alle trasformazioni dettate dal superamento del sistema dei due blocchi dopo la caduta del muro di Berlino. Riflettendo su questa ultima stagione, che porterà poi al crollo della prima repubblica, a tangentopoli (le cui vicende, fortunatamente conclusesi con l’assoluzione) colpirono anche l’autore, Cervetti non nasconderà una certa amarezza. Dopo la defenestrazione di Natta, del patto del garage tra Occhetto e D’Alema, non ci fu solo il superamento di una classe dirigente, ma anche di un metodo di gestione dei rapporti che, pur nella durezza, non trascendeva un certo stile, certi convenevoli. Ma la stagione del Pds e dei Ds aprirono prospettive nuove anche per l’ala riformista, la cui marginalizzazione non poteva impedire l’emergere della giustezza di una lunga elaborazione teorica.

In conclusione, ritengo che questo volume rappresenti un tassello fondamentale per la ricostruzione di un mosaico complesso, ma che da oggi può emergere con una chiarezza maggiore. Chi vorrà confrontarsi seriamente con una stagione i cui riflessi possono cominciare a considerarsi discretamente oggi, in sede storiografica, non potrà esimersi da una lettura piacevole e affascinante.      

  

 

Indicazione per citazione bibliografica

 

L. Raito, Un compagno del secolo scorso, in “Guerre e società contemporanee”, n. 1, settembre 2015.

 

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